Il senno del POP.

IL SENNO DEL POP è una nuova proposta di brani originali. È un album senza supporto, un album virtuale si direbbe con un'espressione già demodé. Una serie di canzoni rintracciabili soltanto in rete, suonate e collettivamente arrangiate assieme ad un gruppo di musicisti - e amici - straordinari.
Camilla Missio al basso
Roberto Rossi alla batteria e percussioni
Giancarlo Bianchetti alle chitarre
Maurizio Piancastelli alla tromba
Per Maurizio Piancastelli doppia citazione in quanto registratore, coordinatore e moderatore di questo social arranging & mixing: i musicisti amici che arrangiano collettivamente tendono ad essere dispersivi.
Le canzoni saranno pubblicate, una al mese, ad ogni 21 del mese. Un videoclip per ogni canzone, si parte a gennaio con il primo, girato da Mauro Spinelli.
Ci sarà tempo per approfondire, ci vedremo ancora, terremo accesa la luce.
m.m.

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Frammenti Critici.

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Diavola d'una Banda.

Correva l'anno, ci si era conosciuti in estate ed era già inverno.
Un mite inverno avolese, a chi veniva da nord pareva che l'anno corresse ancor di più, dice, è già primavera. Ed in qualche modo lo era, era la primavera della Banda di Avola con Mircomenna, idea appena germogliata, ancora tenera.
Tenera sì ma anche tosta, perché in quell'inverno primaverile, in quel timido primo concerto, il germoglio mostrò una certa attitudine a volersi pianta cresciuta.
I frutti, eccoli, stanno in questo disco.

Nel frattempo, ci fu la primavera vera e l'estate successiva, piene di vita e di arrangiamenti per banda.
- Il cantante andava e veniva, si fermava una settimana alla volta e poi se ne andava in qualche posto a cantare, i cantanti fanno così.
- Il maestro Bell'Arte scriveva e provava, provava e registrava e spediva gli mp3 al cantante per ragionarci su.
- La banda studiava le parti e le suonava, il maestro dopo averci ragionato su le cambiava e bisognava studiarle daccapo, frustrati dal sentirsi una banda-cavia.
- Il produttore artistico era costantemente informato sugli sviluppi, caro Barovero ecco qui gli sviluppi. Ad un certo punto arrivò, e furono quattro giorni formidabili: per via delle registrazioni ben fatte in teatro, di certi pesci ben trattati in tavola, dei laghetti di Cavagrande del Cassibile che sono una meraviglia dell'universo, e di almeno un paio di eccetera.

In uno dei suoi andirivieni, il cantante fu colto dalla premonizione del mal d'Avola. Un giorno sarà finito, pensò, prove, disco, tutto. Addio monti Iblei, addio granita e brioscia a colazione, a volte due. Addio alle nottate sul mare, ai venditori ambulanti di primo mattino, alle mattinate sul pianoforte stonato che Janu Nanè non è mai venuto ad accordare. Addio all'orizzonte coi piedi nell'acqua, alle mani nell'aria del maestro Bell'Arte eleganti e farfalline, alla mandorla pizzuta, ai giardini di limoni e ai pranzi di zia Lucietta. Addio, Tromboni e Trombe, Corni Tube e Clarinetti, Sassofoni e Tuttiflauti, ognuno caro con la sua faccia e il suo nome, molti Sebastiani e Salvatori, le ragazze meno omonime e più difficili da confondere. Addio al flicorno baritono detto anche bombardino o più dolcemente eufonio di Peppe Consiglio, coi suoi sms "buongiorno" al pomeriggio, "buonanotte" a mattina inoltrata. A Salvuccio Tiralongo che in una notte epicurea citò un'antica iscrizione avolese, BACCO AMA  LA MANDORLA... DONNE, VINI, scoprendo che svelava, mescolandone libertariamente il contenuto "La Banda di Avola con Mircomenna", non una lettera in più, non una in meno.

Addio, disse il cantante drammatizzando.
Arrivederci, rispose l'eufonio sul cellulare.
E infatti si sarebbero rivisti ancora e ancora, sempre godendone: l'antico anagramma di Bacco stava dalla loro parte.

mircomenna, autunno 2009

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Sinossoidine

BEGHINE

La vita spiata dal buco della serratura di una sacrestia, o di un salotto.
La vita vissuta con addosso l'occhio che spia.
Il giudicante, il giudicato. La vittima che conferma il carnefice fino all'ultima scena.

EVVIVA

Inno allegramente disfattista. L'Italia e gli italiani, l'Italiano Medio e l'Italiano Basso, incarnazione reciproca.
Un riconoscimento irriconoscente e vergognoso: perciò tipico italiano.

ECCO

Di ritorno da Genova, dopo i tragici giorni del luglio 2001. Ma molte volte abbiamo visto giorni del genere, molti luoghi d'Italia hanno visto sangue coraggioso e innocente sparso a terra dalla furia del potere. Come il 2 dicembre 1968, il sangue dei braccianti, ad Avola.

LA SFINGE

- È un mostro?
- Più o meno, figliolo.
- E com'è fatto?
- Come tanti. Chiede e chiede: chi non ha la risposta, vien fatto fuori.
- E noi?
- Siamo dentro.
- Come al cavallo di Troia?
- Per l'appunto, figliolo.

GIROLIMONI

Gino Girolimoni espiò per tutta la vita la colpa di atroci delitti mai commessi. Lo scagionarono, uscì di prigione ma "girolimoni" fu per sempre un epiteto infamante. Il suo stesso nome lo insultò fino alla morte.
A chi non ha colpa, ma la parola che lo definisce, suo malgrado, lo offende.

AUDACI ROTTE

C'è l'altro, c'è lei, c'è lui (e il cane).
Andando, navigando, sfruttando il vento, cambiando rotta, cercando isole. Ci si perde. In amore, per l'amore ci si perde.
A volte ci si ritrova, magari spiacevolmente.
Col cane che sta lì a guardati le corna.

VIENI A TROVARMI

Sera, solitudine d'una stanza d'albergo, bicchiere, posacenere pieno.
Tristemente convenzionale, ma lei non disdegna la tristezza né certe convenzioni. Così lui la invoca: l'ama, senza di lei non saprebbe amare.
Forse lei risponderà, sentirà l'amore e verrà.
Forse è già qui.

CHI MI FACISTI FARI

Il cantautore, frustrato riflette sull'omelette al prosciutto, concludendo che metterci l'uovo è più comodo che metterci il prosciutto. Naturalmente si colloca nella parte scomoda, antipatizzando coi dispensatori d'uova. In cuor suo sa che in fondo e spesso, anch'egli è comodamente gallina ovaiola, ma non lo dice.

MANNA DAL CIELO

...e quando Dio fece piovere la manna, si preoccupò di fregare gli ingordi: a ciascuno secondo necessità, q.b. e il sovrappiù a marcire. Marcì e diventò Pil, sempre più Pil: se ne pensiamo come ad una manna è perché è andato a male il senso.

DA QUI A DOMANI

Come l'arrivo di un circo felliniano compare il Mercato, interpretato da un Centro Commerciale, l'ennesimo in città.
Si piazza. Interpreta il suo ruolo di piazza, di luogo sociale.
Ma, lungi dall'essere abitato, il mercato abita. Abita la gente, come un pensiero. Il nostro pensiero sul mondo.

QUANTO CI VUOLE

Tutto intorno è un andare e venire di luci e di persone. Lui sta a terra, sotto il portico, in mezzo al traffico di Natale. Non si sa chi sia, né cosa lo abbia portato lì a morire di freddo. Sembra non esistere, ripuliranno il portico e non sarà mai esistito. Ad una tale estraneità non si consegna nemmeno il nome, e a lui non rincresce.

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