MircoMenna & Banda di Avola "...e l'italiano ride"

2010, Felmay Records

Prodotto da Fabio Barovero
Arrangiamenti di Sebastiano Bell'Arte

EVVIVA

Chi ce lo ha detto mai chi ce lo ha detto sempre
serenamente noi ce la spaparanziamo in ammollo
Che già la melma sta salendo fino al collo
e ride il coccodrillo tra gli applausi della tribù

Viva l’Italia e viva la fregna
chi ce lo impara e chi se lo insegna
viva Gesù e viva Maria
con tutta la coreografia

E l’italiano ride e l’italiano scherza
e l’italiano canta Vincerò! Cucù séttete!

Evviva evviva il Capo minchiuto
evviva il culo liposoluto
Viva San Remo e viva San Pio
e i santuari del bendiddìo

Viva l’Italia e viva la fregna (...)

E l’italiano incanta con l'arte sua si arrangia
finché ce n'è ci mangia perché è furbo e sa come si fa
telecomanda e gioca e punta sul sicuro
quand’è stagione vota qualche tipo di faccia in tivvù

Viva l’Italia e viva la fregna (...)

Evviva evviva il capo minchiuto
evviva il culo liposoluto
Viva San Remo e viva San Pio
il padre il figlio e lo zio

Ed il cognato ingrassa il genero si spanza

e la nipote avanza sulla via della celebrità

LA SFINGE IN CUI SI STA

Siamo stirpe d’acciaio
che anche sotto le nuvole il cielo è blu
e se piove è diluvio
gocce come proiettili giù da lassù
e la sete degli altri ci rabbocca il bicchiere
fin troppo sapere per non volere saltarne giù

il color dell’avorio
i rossi di giugno ed il sole che
scalda l’immaginario
sempre a piccole dosi fin quante ce n’è
ché l’oppio degli altri rifocilla il paniere
lo diciamo potere la sfinge in cui si sta

L’armoniosa prudenza
che ha per trama una rete di bracconaggio
è la nostra semenza
questo viver da bruti, coraggio
col pianto degli altri ci si lava il sedere
certo non per piacere ma in fondo, come si fa...?

E intanto acchiappiamo al volo
ogni pietra che cade
da brandelli di muro inventiamo contrade
dove tutto è città

Il culo degli altri sta nel farne godere
lo diciamo potere appunto perchè si può

E intanto acchiappiamo al volo
ogni pietra che cade
da brandelli di muro inventiamo contrade
e anche quando lo impari che sei da solo
a sbagliare le strade
nel momento più bello il lupo accusa l’agnello
nel momento più bello il lupo accusa l’agnello
e adelante si va

VIENI A TROVARMI

Vieni a trovarmi, mio amore, sono qui e aspetto
Nella penombra, su un letto che non è mai mio
Vieni e baciami e toccami e schiudi le labbra
Il tuo respiro su di me
L’idea di te che mi vuole
Sei tu
Questo dolore che mi riga il viso
Il chiarore che mi disegna e mi nega al buio
Il tuo sorriso
Sei tu

Vieni a trovarmi, mio bene sono qui e ti aspetto
Ti cerco ovunque e dovunque sei
Nelle penombra di questa sera
Nel passo lento del tuo vino
Il cammino languido di una habanera
Che si distende
E ora ti prego stammi più vicino
Accarezzami e baciami e schiudi le mie labbra
L’amore di cui t’amo è come la sabbia
Che fila le ore
La sostanza del mio amore 
Sei tu

Vieni e baciami e toccami e schiudi le labbra
Il tuo respiro su di me
L’idea di te che mi vuole
Sei tu
Questo dolore che mi riga il viso
Il chiarore che mi disegna e mi nega al buio
Il tuo sorriso

Sei tu

CHI MI FACISTI FARI

Non c'è ragione non si trova il torto
più mi struggo e più mi sento strutto
penso al rapporto tra la gallina e il porco
che c'è nell'uovo con il prosciutto
Ciascuno ci mette qualcosa
chi si fa più chi si fa meno male
ciascuno ci mette del suo
ma non per tutti è uguale

Avevo un'auto vecchia e mi piaceva
la ho venduta per farci tre canzoni
suonate in fretta risicando i costi
finché arrivano i nostri
certamente i buoni
e spendono belle parole
come il sole all'alba un rosso d'uovo puro
ma il tempo no non è ancora maturo
e intanto sono a piedi
per arrivare fin lì se mi vedi

Amuri amuri chi mi facisti fari
cosi d'impazziri
pigghiavu la me vita e lu me cori
e ti li vinni a dari
mischinu sugnu e accussì sulu ti pozzu diri
affàcciati e talìa comu si mori

Già prima del caffè c'è qualche cosa
una voce la frattaglia d'un giornale
che s'intromette che ricorda oziosa
pure oggi si fa la festa al maiale
e c'è sempre chi mette parole
e tira fuori l'uovo dal posto giusto
con un gusto che quasi non credi
quanto siamo a piedi
e rimaniamo così a cantare

Amuri amuri chi mi facisti fari
cosi d'impazziri
pigghiavu la me vita e lu me cori
e ti li vinni a dari
mischinu sugnu e accussì sulu ti pozzu diri
affàcciati e talìa comu si mori

mischinu sugnu e accussì sulu ti pozzu diri

affàcciati e talìa comu si mori

DA QUI A DOMANI

Annego, non posso nuotare
non c'è un'onda libera
da cavalcare
sto in questo supermercato, sudato
come un baccalà
il conto è già qua
ed è salato

In un tripudio di colori
ne è sbocciato un altro giù in città
che regala come niente odori
e ogni genere di amenità
cantanti e attori di varietà
Il mercato abita la gente
e chi ci campa bene e chi per niente
ché non ha l'anima
del tutto uguale a questa varietà

Rivedo l'espressione di mio nonno
che non se lo sarebbe detto mai
la nostra veglia, il nostro sonno
merce qualunque che poi smetterai
come sai, da qui a domani

C'è un esercito di imbonitori
arroccato nella mente altrui
usa i denti come i roditori
e guarda un po' quei denti siamo noi
gente comune che fa i fatti suoi
E ci mettiamo ad arginare il fiume
non conoscendone il percorso o il nome
non conoscendo che
dei nostri posti, la moglie e i buoi

E questa caro nonno è una palude
non si capisce la profondità
è in superficie che la merce scade
e sotto sotto chi c'è che lo sa come andrà
da qui a domani

Annego non posso nuotare
non c'è un'onda libera
da cavalcare
sto in questo supermercato, sudato
come un baccalà
il conto è già qua
ed è salato

Il mercato abita la gente
e chi ci campa bene e chi per niente
ché non ha l'anima
del tutto uguale a questa varietà

È come una palude
non si vede la profondità
ci si chiede sotto sotto chi c'è che lo sa

come andrà da qui a domani

 

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MircoMenna "Ecco"

2005, Storie di note

Prodotto e arrangiato da
Mirco Menna, Massimo Tagliata, Pasquale Morgante, Roberto Rossi, Max Turone
Produzione esecutiva: Vincenzo Martino e Maurizio Viola

Massimo Tagliata: Fisarmonica
Pasquale Morgante: Organo, Piano
Max Turone: Basso, Contrabbasso
Roberto Rossi: Percussioni, Batteria
Mircomenna: Chitarra, Voce

Enrico Guerzoni: Violoncello
Barbara Ostini: Viola
Anton Berowski, Alessandro Bonetti, Ugo Mantiglia: Violino

Silvia Donati: Voci
Giancarlo Bianchetti: Chitarre, cavaquinho
Maurizio Piancastelli: Tromba
Gigi Grata: Flicorni
Andrea Ferrario: Sax tenore
Michelangelo Pellegrino: Oboe

GENOVA
(F.Pivano M.Menna)

Il mattino conosceva lacrime e sole
la notte conosceva lacrime e luna
il marmo di vicoli antichi
non conosceva ancora violenza e rovina
le terrazze spruzzate dal mare
conoscevano sogni perduti
il marmo di vicoli antichi
sognava passati splendori

Nomi cari a noi che li abbiamo vissuti
nomi ignoti a chi ha potuto distruggerli
per idee troppo nuove per essere chiare
contro idee troppo ostili alla vita e all’amore

ECCO
(M.Menna P.Nanni)

Ecco
al fare minaccioso di un temporale estivo
riparo i miei pensieri sulla carta e allora scrivo
del fiume limaccioso che non ha più corrente
ma lentamente porta via quanta più gente può
Ecco
è tutto nero fuori, tempo di vecchie glorie
di antichi paradisi e nuovi purgatori
storie di piani superiori di attese disattese
di ideologie e valori cattive storie
di calcoli e profitto e nulla sembra scritto
invece è qui
Ma ho capito e t’ho visto chiaro
scagliare il lampo per garantirti il tuono
lo sai bene che vien buono il terrore che fa
e preparare il campo per la grandine e la battaglia
nostro nome è canaglia si sa
Ecco
il fuoco e il manganello e col bronzo sulla faccia
e la voce disarmata di un fratello è una minaccia

Ecco
rigurgita il canale detriti e disonore
il fango della propaganda di un presentatore
e la città civile liberata nel cortile
a razzolare in questo assurdo temporale
che ieri è come fosse ancora, ritorna come ora
e stritola i pensieri e come ieri
di nuovo è buio fitto e nulla sembra scritto
invece è qui
Ma ho capito e t’ho visto chiaro
scagliare il lampo per garantirti il tuono
lo sai bene che vien buono il terrore che fa
e preparare il campo per la grandine e la battaglia
nostro nome è canaglia si sa
Ecco
la forza del più vile si dà senza ritegno
e là dove non sa lasciar parole lascia il segno

BEGHINE
(M.Menna P.Nanni)

Il mio nome ha poca importanza
fa già parte del grande mistero
nel mistero riposa ma danza
nel ricordo che ricordi più vero
ed è alla gente che vuol ricordare
che io dico “dimentica in fretta”
solo false risposte e occhiate furtive
da finestre discoste
i pensieri e le idee sotto vetro
le parole piene di vuoto
questo sangue che ha preso l’aceto
e il mio segreto che va
bisbigliato di bocca in bocca
compatito come una colpa senza remissione
la pietà non ha pietà
I pensieri e le idee sotto vetro
le parole piene di vuoto
e il mio segreto che va
violato di casa in casa
sulla strada che porta dove termina la strada
e chi vivrà morrà
Un ottuso restare in attesa
sulla soglia del luogo comune
un’angoscia bigotta e rappresa
che sento strozzarmi le vene
un andare notturno e furtivo cercando l’amore
è il timore di volermi vivo
questa mia vita che già
si bisbiglia di bocca in bocca
compatita come una colpa senza remissione
la pietà non ha pietà
un andare notturno e furtivo
per vergogna d’amore
una leggera viltà
violentata di casa in casa
sulla strada che porta dove termina la strada
e chi vivrà morrà
Il mio nome ha poca importanza
l’ho perduto nel carnevale
il mio nome è già morto abbastanza
lasciate stare
ahi mamma sono i peggiori
vengono come gli agnelli
e sono i più cattivi e sciacalli
ahi ahi mamma sono i peggiori
ma non sono poi tanto peggiori di noi

NORMALE
(M.Menna)

Sto inguainato nella pelle di un rettile
ho sulla carne la griffe di uno sciamano
nascondo un talismano erettile
con una pillola diventa un caimano
e ho un destriero di ferro e di tuono
strigliato al punto che ti ci puoi vedere
ti prego baby fagli il dono
di sentirsi sulla schiena il tuo sedere
e su da me c’è un armadio
buono per mille circostanze
pieno di scheletri camicie
e spunti di conversazione
e c’è una cannula d’oro in tutte le stanze
per esaudire ogni tua aspirazione

Lo so che ti piaccio, piccola
già lo so già lo so non mi dire di no
non c’è mica niente di male
curucù daboliù uocciubebilloviù
lo so che ti piaccio, piccola
già lo so nommidì già lo so
è perché sono un tipo
è perché sono un tipo
normale
e anche un attimino carino
ma come sei carina anche tu
se vieni un attimino vicino
mi corre un brividino fin giù

Angelo notturno, pipistrella
io sono uno che ti capisce in fretta
il tuo profumo lo chiamo per nome e cognome stella
e riconosco già il motivo se ti trilla la borsetta
baby siamo uguali e splendidi ci si nota volentieri
perché stiamo bene al mondo
come i gerani sul terrazzo
baby siamo gente in fondo che paga soldi veri
per comprarsi il diritto di pensare a un cazzo

Lo so che ti piaccio, piccola (...)

SANTA NON È
(M.Menna P.Nanni)

Ho raccolto un fiore tra le ortiche
un eretico rosario
ho sfogliato storie nuove e antiche
tra i petali l’amore e il suo contrario
Quale ragione in quello che pretendi
dici “si aprirà la mente come un giglio”
ma è pietra e fionda il tuo modus vivendi
la stessa storia dissanguata di padre in figlio
E goccia dopo goccia
sarà pioggia e temporale
e goccia dopo goccia
è un fiume in piena fino al mare

che da millenni guarda questa terra di dolore
guidare i propri figli come pecore all’altare
e forse sacra non è di certo santa non è

Ho raccolto il vento tra gli ulivi
strappati via dagli orti
li ho sentiti urlare ancora vivi
tra i salmi a un dio di eserciti risorti
Quel dio da qualche parte si è nascosto
e non vuol farsi trovare
quando ha benedetto questo posto
senz’altro ha avuto un serio motivo per scherzare
sta come un innocente,
come chi non può fare
come un inesistente
un errore originale

Son cuori di colomba nelle ciotole dei cani
sono voci d’oltretomba a reclamare il tuo domani
rinunciato a questa terra di dolore
che guida i propri figli come pecore all’altare
e che forse sacra non è di certo santa non è

FANTASMI SOLAMENTE
(M.Menna)

Dai corpo a corpo tra me e me
non ne vengo fuori mai vinto né vincente
e nelle notti insonni e nelle stanze chiuse
mi dibatto e inseguo fantasmi solamente

Ah, cos’è che mi consuma
in questa notte di dopo pioggia
una pozza piena di luna
scheggia di malinconia
ed una smania di vento mi piglia
come un veliero che voglia il mare
ma la trappola di una bottiglia
non lo fa volar via
non lo fa naufragare

E tu che vuoi che sia felice
chi ti ha insegnato a giocare così
scherzare l’amore fin qui
all’ombra di ciò che non si dice
non ho saputo, non mi hai saputo amare
anche questa è una mezza verità
tu soffri che son rimasto di là
io, perchè non m’hai fatto entrare

Temo la notte ancora e già da un po’ l’aurora
non mi dà sollievo
e rido un po’ se bevo
ma non so volar via
e non so naufragare

Ho fallito proprio là dove dico
che essere meglio è meglio che no
complicando ogni giorno di un po’
le parole e lo spartito
non ho potuto non mi hai potuto amare
è soltanto una mezza verità
ma c’è ancora qualcuno in città
che mi sorride se mi vede arrivare

QUANTO CI VUOLE
(M.Menna)

Esci da una bottega imbandita
intermittente di comete
tieni tra i guanti una bottiglia garantita
spumante francese stasera sotto l’abete
ma non conosci il freddo che morde le dita
ed il vino che non placa mai la sete
tu che nella tua tenerezza infinita
mi hai visto come il dormiglione del presepe
hai tintinnato una moneta nel mio piatto
e mi hai lasciato riposare soddisfatto
ma se il sonno reclama un risveglio
allora guarda un po’ meglio
o non vedi nemmeno tu che non dormirò più

Quanto ci vuole
che qualcuno si svegli per favore
si chiami un prete o un carabiniere
ma mi si porti via di qui

Certo la classe lascia un po’ a desiderare
se temi di toccare e mi scuoti con i piedi
ma ciò che ti accarezza piano lo stivale
niente paura, è solo vomito milady
è un po’ come una firma, come un’eredità
altro non ho e non ho fogli d’identità
è un’onesta soddisfazione
lasciare cattivi umori
e portar via il mio nome

Quanto ci vuole
che qualcuno si svegli per favore
si chiami un prete o un carabiniere
ma mi si porti via di qui
ch’è un bel problema
riuscire a scavalcarmi a malapena
qualcuno gridi a una sirena
e mi si porti via di qui

L’ORO DEI FESSI
(M.Menna P.Nanni)

Eppure ho conosciuto giorni e giorni
che sembravano riflessi d’oro
e linee di turchese ancora da tagliare
ma poi dal suo terriccio nero
la pirite nascondeva l’oro dei fessi
e cieli posticci per farci sognare
ho provato molte volte a volare come il falco
ho tessuto le piume e le ali
le ho carezzate di cera e di talco
e le ho dipinte una per una
tutte quante uguali
ma era il cielo a cambiare colore
e l’aria satura di orrore
mi portava giù
mi ha portato giù

LA SFINGE IN CUI SI STA
(M.Menna P.Nanni)

Siamo stirpe d’acciaio
che anche sotto le nuvole il cielo è blu
e se piove è diluvio
gocce come proiettili giù da lassù*
e la sete degli altri ci rabbocca il bicchiere
fin troppo sapere per non volere saltarne giù
il color dell’avorio
i rossi di giugno ed il sole che
scalda l’immaginario
sempre a piccole dosi fin quante ce n’è
che l’oppio degli altri rifocilla il paniere
lo diciamo potere la sfinge in cui si sta
L’armoniosa prudenza
che ha per trama una rete di bracconaggio
è la nostra semenza
questo viver da bruti, coraggio
col pianto degli altri ci si lava il sedere
certo non per piacere ma in fondo, come si fa...?

E intanto acchiappiamo al volo
ogni pietra che cade
da brandelli di muro inventiamo contrade

dove tutto è città

Comandante, c’è che varo uno yacht
lo ho pagato un tot però è il mio
e ci vado a L’Avana con chi voglio io
a bailar la salsa
companera merenguera de azucar

Il culo degli altri sta nel farne godere
lo diciamo potere appunto perchè si può

E intanto acchiappiamo al volo
ogni pietra che cade
da brandelli di muro inventiamo contrade
e anche quando lo impari che sei da solo
a sbagliare le strade
nel momento più bello il lupo accusa l’agnello
e adelante si va

AUDACI ROTTE
(M.Menna P.Nanni)
Audaci rotte in vista dell’amore
ad assaggiare il brivido dell’infinito
lui la conosce appena da due ore
con un sorriso lei lo ha già rapito
e giura la sua lingua, sicuro che non mente
ma la mente la mente s’allontana
dal cuor dove si sa, l’amore sta
e già considera il sotto la sottana

La servitù riposa il giorno del Signore
tranne Fedele, domestico mastino
così lui l’aspetta in strada e se ne muore
delle sue cosce che attraversano il giardino
e sente il basso ventre bussargli nella testa
foresta di pensieri controversi
lei s’incammina per santificar la festa
lui si esalta che sian così diversi

Audaci rotte in vista dell’amore
ad assaggiare il brivido dell’infinito
lo conosceva appena da due ore
e già stava al centro del suo gioco preferito
lei fugge come lepre in un campo di grano
più la insegui più ti disorienti
lui canino fiuta e punta da lontano
anche incisivo e di solidi argomenti

Fedele ringhia però non può parlare:
fa il palo alle ore che la passione esalta
e le parole volano leggere
la bella esplora e implora a voce alta
“se pure il paradiso a qualcosa rassomiglia
è certo a questa specie di delizia”
nonostante una tirata meraviglia
che lui sia uno di plebe e lei patrizia

Audaci rotte in vista dell’amore
ad assaggiare il brivido dell’infinito
si diffonde nella stanza il buonumore
da una foto imbronciata del tradito
brav’uomo ed inatteso, Pio per sua natura
ora entra leccato da Fedele
ora sale e sta per prender la misura
consistente dell’inganno coniugale

E Pio di vista corta come di pensiero
stimava l’amor quale cosa seria
che spietato appare per intero
di miseria non è tempo più
E lei sorpresa in fallo fuor d’ogni mistero
saprebbe ma non può spiegare
Pio per davvero si sente mancare
un mancamento...
una mancanza...
e domani è un’altra giornata...!

MALDILUNA
(M.Menna)

C’è sempre un posto in una buia via
dove quasi nessuno va
e il diritto di averne paura è un esercizio di libertà
non dico che li invidio ma soffro un po’ perché
io non mi libererò finché
la luna mi fa col sangue quel che fa con il mare
lo sento che sale che scende da sè
lo sento respirare
ruba riva alla riva
ruba e ridà

Tace minuscolo nel di dentro di me
come un grano di sesamo
d’un tratto grida spalanca caverne
ed i cardini tremano
abissi irresistibili terribili voluttà
e sempre dall’oscurità
la luna mi fa col sangue quel che fa con il mare
quel che mi chiama a venire
mi ha già chiamato ad andare
ritorno amica mia
per tornare via

Resto nascosto a te che mi vuoi spiegare
come un foglio tracciato già
ai plotoni di belle infermiere caricate a tranquillità
domani saprò vederla un’altra verità
e il difetto di una conchiglia
perla si fa

Sulle rive dell’Illisso ero l’oracolo di un dio
tra i roghi della croce un fottuto dal demonio
ora io dico che son sempre io
e tu che questo non è un manicomio
non è più a suonare botte
che mi normalizzi la notte

SULL’ULTIME SOGLIE
(G.Bufalino M.Menna)

Sull’ultime soglie
ne ho cinque, di voglie
per ultimo gusto
un vino vetusto;
per ultimo tatto
il pelo di un gatto;
per ultimo udito
del mare il muggito;
per ultima vista
un ciel d’ametista;
per ultimo odore
l’occulto d’un fiore...

Infine vorrei
il cinque far sei
e stringermi al petto
avanti ch’io muoia,
ignuda nel letto,
la figlia del boia!

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MircoMenna "Nebbia di idee"

2002, Crisler

Prodotto arrangiato e registrato da Mimmo Turone

Mimmo Turone: Tastiere, Programmazioni
Ellade Bandini: Batteria
Simone Zanchini: Fisarmonica
Piero Odorici: Sax soprano
Mirko Ansaloni, Giampiero Burza, Roberto Ruvinetti: Chitarre
Carlo Maver: Bandoneon
Paolo Caruso: Percussioni
Max Turone: Basso
Mirco Menna: Chitarra, Percussioni, Voce

01.MIGRANTI

(M. Menna - P. Nanni)
Sarà quest'aria o questo cielo azzurro
sarà la nostra storia di formaggi e burro
ma ha cavalcato per i secoli senza le briglie
donando a volti sconosciuti fratelli e figlie
E con un po' di pepe sulla coda e un po' di vino nero
vele tracciarono l'immensità di un cielo intero
su navi cariche di uomini senza antenati
uomini senza futuro forse mai nati
Noi scaricati in porto come un carico di rane
per la paura di chi non aveva ormai più fame
braccia e miseria comperate a buon mercato
eredità, lascito annunciato
Pozze di fango e cuori senza dolore
mille dialetti e ad ogni voce un santo protettore
ma allora è vero che in questo il mondo è sempre uguale
e rende pane al pane e fiele al fiele

Jesce sole jesce e nun te fa' cchiù suspirà
ammesca 'o sang' a sti parole nove
jesce sole ce 'ntussecammo 'e nire e vu cumprà
ma poi 'a nuttata nun passa maje

Sarà quest'aria o questo cielo azzurro
saranno questi tempi duri come il ferro
di cuori etruschi e di cadaveri riesumati
dei loro cimiteri ben recintati
a separare il chiaro dallo scuro
il presente dalla memoria e dal futuro
ma non c'è un'anima su questa terra che possa dire
io sono l'immobilità sono il finire

Jesce sole jesce e nun te fa' cchiù suspirà
ammesca 'o sang' a sti parole nove
jesce sole ce 'ntussecammo 'e nire e vu cumprà
ma poi 'a nuttata nun passa maje
ma poi 'a nuttata nun passa maje


02.GIROLIMONI

(M. Menna - P. Nanni - G. Turone)
Pagatemi
il piacer d'esservi stato in qualche modo
distratto servitore
in un alito
di un torrido passato, un giro di danza
un giro di ventilatore
Pagatemi
perchè io ho già pagato con la faccia
che si porta appresso la mia vita
un dedalo
di storie sottotraccia e nessuno
a mostrarmi mai l'uscita
e le opinioni illuse tra santi e militari
tra verità confuse e certezze come spari
che mostrano le foto a quei milioni
di occhi incuriositi
da noi Girolimoni
Pazienza
è una vittoria sulla coscenza
è una macumba per il turista
che il diavolo è lesto a portare con sè

Nella famelica
curiosità che vaga e vaga in cerca di un sapore che ha perduto
il gusto sui canini che vi appaga
coperto con l'orrore conosciuto
e ora pagatemi
il solletico servito al vostro cuore
nel momento del bisogno
rendetemi
la maniera di pensare
che in fondo è stato solo un brutto sogno
i vostri occhi piangono i vostri occhi ridono
ma prima di pentirsi vorrebbero peccare
o mettersi al sicuro poco a poco
cullati dall'oblio che porta il giorno dopo

Pazienza
è una vittoria sulla coscenza
è una macumba per il turista
che il diavolo è lesto a portare con sè
pazienza
se della ragione potete far senza
ma è come un segreto celato alla vista
pensate di averlo e invece non c'è


03.MANNA DAL CIELO

(M. Menna - P. Nanni)
Inseguendo i miei ricordi della scuola
vago nel buio corridoio della mente
c'è confusione come un'affollata sala
che tanto dice da non recepire niente
e sale come il sole la mattina
schizzato tra le foglie delle rosse querce
l'odore netto della brillantina
che impiastricciava il sogno delle nostre teste
lo stesso gel di miele e di cemento
mi riporta al nostro magico e opulento
mondo che brilla dietro vetri cristallini
e noi piccini piccioni
pieni di zucchero ingrassati in ogni dove
ed insulina per ogni perché
ma come sempre sul bagnato piove
manna dal cielo
Eppure no che non si tratta di bisogno
noi così saturi persino nel pensare
a cosine piccole da usare con ingegno
che più son trendy più son beauty da morire
e rincorriamo le palline colorate
con le pupille dilatate dai fumi del caffè
dai finti saggi da mode appena nate ma già segnate
da un semplice perché
ridurre l'esistenza a maionese
abbastanza sbattuta di per sé
e affollare di libertà pretese
le nostre vite offese
amori e spasmi teledigitati
come supposte che si infilano nel cuore
ma come sempre sul bagnato piove
manna dal cielo


04.ALL'ARME (NEL NOME DEL PADRE, IL FIGLIO)

(M. Menna - P. Nanni)
Cosa si potrà dire ai tanti che vogliono provare
a leggere con lenti deformanti questa greve
fottuta vita breve che come neve imbianca
il tempo che ti manca
sotto ogni peccato lautamente pagato sulla via più fangosa
c'è che anch'io sono nato forse dal foro sbagliato
E' nella quotidiana azione nel calibrato gesto
che insiste la contraddizione di un lavoro onesto
ed è questo il mio mestiere di polvere e di sale
perbene da camparci male
non è per consolarmi ma è una fabbrica d'armi
che mi chiede il sudore
e non hanno pudore le fatiche che dà

credo si possa accomodare chi ha voglia di provar

Figlio, bugiarda è la fortuna perché non si concede
ma finge bene e quel che fa più male non si vede
il freddo della cena lo spregio di famiglia
il tuo sangue che pur mi assomiglia
con la stessa moneta e una calza di seta
a confondere il volto
t'ho visto con la stessa granata
ch'esce dalle mie dita
regolare il tuo conto

Tu che sei l'attimo fugace il tragico guerriero
che strilla per la pace svelando un cuore nero
tu che non porti croce ma al fuoco hai dato voce
fuggiasco e prigioniero
non l'avessi saputo ma ti ho riconosciuto
avvinghiato a un imbroglio
lo sai per gli occhi di un figlio nascondiglio non c'è

Tutto in un attimo fugace finisce qui per me
smetto che un attimo rapace mi porta via con sè


05.PICCOLA ALICE

(M. Menna - P. Nanni)
Stelle che tornano ogni inverno a disegnare il cielo
nel blu così lontano
l'iride tua un poco gli assomiglia nel profondo quasi nero
e ancora più lontano
piccola Alice c'è un pasto magro oltre lo specchio
so che ti costerà parecchio
ti costerà
profumo d'edera che intreccia il disegno
che possa crescere sul sasso e sul legno
Invece muterai la notte mostrando le tue insegne
illuminando a giorno
è un'eco di luce che riflette il buio in cui si spegne
per non guardarne il ritorno
piccola Alice graffio di vita sulla strada
ti costerà comunque vada
ti costerà
ma tu sorridi e ti sollevi un po' la gonna
e scopre una bambina il gesto di una donna

Eppure mi hai trafitto il cuore rubandomi una freccia
dalla faretra del dolore
pietà su un rantolo d'amore che ha aperto già una breccia
donando al grigio il tuo colore
piccola Alice sulla ferita del mattino
ti riconoscerò vicino
ancora un po'
gioca il destino dove non entrano parole
e ti porto negli occhi come gocce di sole

Stelle che tornano ogni inverno a disegnare il cielo
e il blu è così lontano


06.DOTTOR CLONE

(M. Menna - P. Nanni)
Ma che occhi che hai di un azzurro profondo
più li guardo guardare più mi confondo
e che pelle che hai bianca come la luna
un colore che porta fortuna nel mondo
e il mondo per te non ha angoli stretti né oscuri
e non ha trabocchetti ma solo passi sicuri
Con il fare deciso col cammino spedito
un saluto un sorriso armonia col creato
verità più vicina Herbalife e aspirina
quattro passi in discesa uno sguardo alla chiesa
ed al tuo dio senza troppa pretesa un consiglio
fammi un cenno di resa che debbo farmi un bel figlio
Hey Dr.Clone Dr.Clone guidaci
in questa giungla di refusi genetici
mostraci la schiatta senza macchia e senza aloni
liberaci dal male rimpasta i cromosomi
salvaci dottore miracola gli embrioni

Com'è bello guardarti mentre pensi a tuo figlio
che spalanca gli occhioni dopo il primo sbadiglio
al dottore confidi riprendendoti al sogno
è di un bimbo stupendo che sento il bisogno
ed al Banco dei Semi apri un contocorrente
tu gli dai il tuo danaro e lui solo roba vincente

Hey Dr.Clone Dr.Clone guidaci
in questa giungla di refusi genetici
mostraci la schiatta senza macchia e senza aloni
liberaci dal male rimpasta i cromosomi
tra tutti quanti spulciaci il più bello del reame
aggiùstalo perfèttalo manipola dove sai tu
e poi faccene tante copie e sviluppacele in pancia
uh che gravidanza dottore che sarà
col superbimbo in grembo figlio d'Apollo coi lombi di Rambo
mi prenoto per sgravare la notte di Natale


07.RONDINI SMARRITE

(M. Menna - P. Nanni - G. Turone)
Rondini smarrite
cuori lasciati alle ortiche
siamo stati questo e molto altro sì
mille battiti d'ali
per l'immobilità di un colibrì
Anime duellanti
fino al sangue sulla lama
siamo stati questo e ancora altro sì
teneri amanti con la certezza di chi si ama
di chi crede che l'amore
se si nutre di miseria vomita splendore

E non era così
non mi sembra che sia così
ora che resta un brillare di polvere
contro il sole che muore
nel suo aspetto migliore


08.IL MELO

(M. Menna - P. Nanni)
Viveva lontano da case da strade e sentieri
nell'oscura memoria di ieri
un coatto marcire di mele
che tutte le sere portava al porcile
per dover di mestiere
Lui nato in un tempo distratto nella pianura
dall'amore contratto da un sì per procura
due destini lontani che gli affanni han legato
come ceppi alle mani
Ancora piccino nel nido con le ali bagnate
che ad ogni volo vedeva tarpate
quando paurosa calava la sera
dalla mano severa del signor genitore
con estremo vigore
E negli anni a venire fu la solita festa
qualche volta più allegra molto spesso funesta
fino a un cupo mattino nebbioso di vino
finito alla testa
Fu così nella stanza dove ci si riposa
con la propria beata ignoranza
sembrava un sonno di sposo e di sposa
inchiodati nel letto da una cinghia rugosa
nell'abbraccio più stretto
Come in una partita come a una mano di carte
ci si gioca la vita si saluta e si parte
sulla corsa finita c'è chi impugna la falce
chi ti copre di calce

Un fuoco una buca e alla loro carcassa rivolse la nuca
e nella fossa custode fedele di povere ossa sputò semi di mele

Così corre la vita ora il seme è una pianta fiorente
e benigna regala il suo frutto ogni volta che passa la gente
che alla sua ombra si ferma e raccoglie sicura
una mela matura
C'è chi ride nascosto mentre guarda due amanti
che hanno eletto quel posto per incontri incoscenti
sono occhi invecchiati che non hanno memoria
quella di questa storia


09.NEBBIA DI IDEE

(M. Menna - P. Nanni)
Vedrai una rosa sopra questa terra scura
un giorno fiorirà
bucando come sabbia questa roccia dura
colore prenderà
e ci toglieremo di dosso
storie maledette vite fatta a fette
e salteremo il fosso
come giovani ranocchi ci riprenderemo gli occhi
in questa nebbia di idee
Vedrai la cenere dei nostri giorni pazzi
il vento perderà
e a ricomporre tutto quello andato in pezzi
si lavorerà
modelleremo come creta
questo tempo che ci faccia ricordare
che appena nati con la vita
firmavamo il nostro modo di finire
il nostro modo di annegare in questa nebbia di idee
di non saper vedere in questa nebbia di idee
di non poter andare con questa nebbia di idee
Canto una canzone antica come il sole
ma le parole non ho più
sono tutte cancellate con le suole
erano mille più di mille
erano come le stelle in cielo

Vedrai dal buio riapparire l'orizzonte
che l'occhio più non ha
e l'aria non sarà mai più così assordante si respirerà
vento caldo di scirocco
e colori ancora e terre da scoprire
parole nuove nell'orecchio
che si possa ritornare a sussurrare
e sappiano chiarire questa nebbia di idee
far ridere e soffrire in questa nebbia di idee
e vivere e morire in questa nebbia di idee

Canto una canzone antica come il sole
ma le parole non ho più
sono tutte cancellate con le suole
erano mille più di mille
erano come le stelle in cielo

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